Sculture Prime dal 1978

“Donna al sole” è la prima scultura dell’artista, quando ancora frequentava l’Istituto d’Arte.

Il vaso di ceramica con pittura liberty risale a prima degli anni ’80, ma Luigina l’ha modificato nel 2005: rompendolo e colmandolo di poliuretano espanso colorato con i 7 colori, nel ciclo “Tutto meno che nero”.

L’opera “I colori in movimento”, in cui lo spettatore è invitato a far girare velocemente la ruota, riassume il desiderio dell’artista di far immaginare una scia di “arcobaleno”.

Il bosco” sono opere del 2004 che anticipano “Il Giardino dell’Eden” che arriverà dieci anni dopo.

Sono solo quattro i Libri d’arte o “libranti” in cui l’artista vuole raccontare e raccontarsi. È stato un lavoro che le ha impegnato un lungo anno.

Ognuno è formato da tre tavole realizzate in affresco su ambo i lati, unite con cerniera in ottone. In ogni tavola è stata ritagliata una “finestrella”, tenendo il libro chiuso si può intravvedere un particolare della successiva “pagina”.

Il primo è la gioia della nascita, un bimbo (ritratto del figlio dell’artista) lanciato gioiosamente verso il cielo come benvenuto alla vita. Al suo interno c’è un intervento pittorico dello stesso bimbo all’età di 5 anni.

Il librinto 2 è un esame della condizione della donna. Donna alla quale molto spesso viene tappata la bocca perchè non parli, perchè non intervenga nel mondo maschile, mentre dentro di lei palpitano distese di emozioni colorate che vorrebbero uscire.

Nel terzo c’è il ritratto della Gioconda che si nasconde dietro il sorriso impercettibile e imperscrutabile di cui tanto hanno parlato gli storici dell’arte d’ogni tempo.  Nonostante le nebbie dell’ambiguità, si possono certo raccogliere grumi d’amore e d’intensa umanità.

Il quarto librinto è un omaggio al film di Roberto Benigni “La vita è bella”. Film molto caro all’artista, tanto che nel suo interno ci sono dei fermo immagine delle scene per lei più significative, ovviamente reinterpretate in pittura. La morale sta nelle ultime pagine in cui ha disegnato un grande dollaro, sottolineandone la scritta “in god we trust”, in Dio noi confidiamo. Parlando di guerra questa frase suona come una bestemmia.