Italy

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Nata nel 1963 a Treviso, Luigina Mazzocca, in arte Mazzocca & Pony, ha appreso le diverse tecniche artistiche presso il Liceo artistico De Fabris di Nove (VI). L’interesse verso la materia scultorea l’ha condotta, dopo il diploma, a gestire per alcuni anni un laboratorio di ceramica per approdare in seguito al mondo della decorazione e alla progettazione di interni. Ella ha anche lavorato nel campo del restauro di opere murarie e lignee. Queste esperienze (tra cui l’approfondimento delle tecniche dell’encausto, dell’affresco e del Trome l’oeil) l’hanno condotta a dedicarsi all’insegnamento e a tenere diversi corsi di disegno e pittura.

Con l’inizio degli anni Duemila, Mazzocca ha deciso di aprire a Castelfranco Veneto, città in cui vive e lavora, uno spazio dedicato agli artisti emergenti, unendo all’attività pratica anche quella teorica e fondando un movimento artistico teso a celebrare la Bellezza in tutte le sue declinazioni.

Dal 2008 l’artista elabora un ciclo di opere denominato “Il Giardino dell’Eden”, in cui unisce materiali provenienti dalla vita quotidiana, riadattati sino ad assumere nuovi significati espressivi.

Mazzocca realizza modelli corredati di vestiti usati e compattati con filo di ferro e resina e adattati sino ad assumere le fattezze di alberi della vita. Tramite essi, l’artista intende comunicare con gli archetipi più remoti del tempo, coinvolgendo lo spettatore in un’indagine conoscitiva assai profonda e inebriandolo di tranquillità e armonia. Viene spontaneo cogliere tale esperienza come un invito a spogliarsi dei “panni” della quotidiana vita e preoiettare lo sguardo oltre lo spazio e il tempo, verso un’esistenza che si vorrebbe.

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Esposizioni

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Dal 1999 numerose sono state le sue esposizioni in Italia, in Europa e in Nord Africa, con mostre personali, collettive, concorsi e fiere che hanno via via fatto crescere il numero dei suoi estimatori e collezionisti. Tutte le sue opere sono catalogate e archiviate.

2017:

Numerose le uscite in esposizioni all’aperto a stretto contatto con il pubblico, nelle Piazze di Padova, Mantova, Garda, Treviso, Verona, Torino.

1-5 novembre: 13° edizione di Paratissima a Torino
7-15 ottobre: Contemporary Art Talents Show – Casa su misura, Fiera di padova
25 – 29 maggio: Chiostro Vescovile della Diocesi di Civita Castellana (Viterbo).
A cura di Mega Art.
20 maggio – 14 ottobre: Human Rights H2O, a cura di Roberto Ronca

2016:

*20 novembre – 23 dicembre: “Mercatino a prezzi accessibili” presso lo studio in Via Roma a Castelfranco Veneto. *2-5 novembre: stand personale a “Paratissima 2016” a Torino. *21-23 ottobre: “Scomparti”, stand personale alla fiera d’arte a Lorio fiere, Erba (CO). *2-16 ottobre: “Infinito – Presente” ex Magazzin Bonato a Piombino dese (PD) a cura di Circolo Spazio Estetico. *16 settembre – 30 ottobre: Premio Arte Roma 2016. Stadio di Domiziano, Piazza Navona ROMA. *21 maggio- 21 settembre 2016: Human Rights? #DIVERSITY, Museo della Campana a Rovereto TN. A cura di Roberto Ronca. *7 maggio: apertura nuovo laboratorio – atelier a Castelfranco Veneto (TV). *30 gennaio 2016 – 18 novembre 2015: personale in Villa Albrizzi Marini a San Zenone degli Ezzelini (TV).

2015:

*dicembre 2015/gennaio 2016, Cantiere d’arte in galleria Castellano: esecuzione opere in diretta.
*4 – 8 novembre G@P Galleries at Paratissima, Torino (UfoFabrik Contemporary Art Gallery ) *settembre 2015 Galleria Orler – Punta Ala *25 luglio/29 agosto bi-personale con il Maestro Giorgio Celiberti presso la galleria Castellano Arte Contemporanea di Castelfranco Veneto (TV): Oniriche generazioni – Expo-sizione 2015. *19 /21 giugno artista selezionata per Arte In Arte a Milano. *30 maggio / 14 giugno: UNITED FACTORIES 2015, Foundation Villa Rescalli-Villoresi – Busto Garolfo (MI). *presenza nel volume “COLLEZIONE ARTE CONTEMPORANEA expo 2015” Sea Italia S.r.l.. *Febbraio -giugno personale presso la galleria Bianco e Oro a Torino. *Febbraio/aprile in JELMONI Studio Gallery a Piacenza. *da marzo, Artasylum: La Prospettiva della Rana http://artasylum.it/project/la-prospettiva-della-rana/ . *4 / 21 febbraio: Art Design Factory a Rivoli – Italy. Mostra in onore di Antonio Carena.

2014: *7 e 14 dicembre, partecipazion al Momart Padova *18/21 dicembre personale ad Asolo in Via Browning * 5/9 novembre Paratissima 2014 a Torino * sett./dic. Personale in galleria Castellano Arte Contemporanea, per il 10 anniversario * settembre. Realizzazione del Palio Castellano assime a Valter Caon *3/27 maggio “Inferno o Paradiso” bi-personale con Monica Pirone in Galleria Castellano Arte Contemporanea di Castelfranco VenetoTV *marzo: su invito opera in donazione, @uxilia foundation “art for life” Museo al Monastero di Santa Maria in Valle in Cividale del Friuli. *17 gennaio / 7 marzo: esposizione presso la galleria Ambrosi Arte a Roma. *17 gennaio incontro personale con Papa Francesco e consegna di due lavori in pittura e scultura per la collezione del Vaticano.

2013: *11/23 dicembre: “Artisti per il cuore della Sardegna”, Galleria Castellano *14/ 30 novembre: “L’arte contro la violenza e il dolore” Castello Estense di Ferrara. * da ottobre a febbraio 2014: personale “Officine Sonore” a Castelfranco V.to (TV) * 1luglio / 14settembre: personale – “Il risveglio della ragione genera bellezza”. Galleria CastellanoArteContemporanea di Castelfranco. * dicembre 2012-luglio 2013 , personale – FAI (Fondo ambientale Italiano) esposizione presso la Cittadella di Alessandria, in Piemonte. * 16 / 31 luglio “50 artisti per un museo” -museo MIIT di Torino * 25 maggio / 23 giugno: RicCAA biennale internazionale di Arte e Design all’Ex Macello di Padova. * 20 aprile / 5 maggio: artBrescia 2013 Biennale internazionale dell’arte contemporanea – BRESCIA. * 23 febbraio/23 marzo: Natura-Visioni-Respiri . Galleria CastellanoArteContemporanea di Castelfranco VenetoTV

2012: * 8 dicembre/30 gennaio 2013= collettiva di Natale presso la galleria Castellano Artecontemporanea di Castelfranco.* 27 novembre/ 10 dicembre= collettiva presso la Galleria “Trittico Art Museum” degli artisti premiati al concorso “Passionauta 2012”* 16-18 novenbre 2012, stand personale + installazione alla fieraV-Arte a Valenza (AL).* 6/30 ottobre= personale “Parmenide aveva torto” presso la galleria Castellano.* 25/28 ottobre= fiera AAF Roma,* 18/22 ottobre= fiera Art Verona (VR)* 22 settembre/ 6 ottobre= “mi chiamano estate”, collettiva presso Barco Mocenigo di Castello di Godego TV.* 4/29 agosto= personale a Villa Job a Pozzuoli del Friuli (UD).* 7/26 luglio= personale Ai Conti di Magnago (UD).* 1/20 giugno= personale a Villa Malbulton (UD).* 15 giugno/15 settembre= “Essere e Forma”, collettiva di tre artisti presso Forma Architettura Arte a Castelfranco TV.* 15 giugno/15 settembre= “E-state a Castelfranco Città d’Arte” presso galleria Castellano.* Da maggio= LAB Arte Tivù Orler su web e canale LA10,*15/18 marzo= fiera KunStart 12 a Bolzano.* 2/5 febbraio= fiera Affordable Art Fair a Milano.* Gennaio= collettiva “Micro2”presso galleria L’Acanto a Milano.* Gennaio 2012= “Percezione è” presso galleria Castellano.

2011: *partecipazione alla fiera The Others (TO) *fiera Art Verona (VR) * fiera AAF Amsterdam (Olanda) * AAF Milano * fiera Immagina di Reggio Emilia,* fiera Arte Pordenone;*Personale “Visibile e invisibile”presso galleria Castellano Artecontemporanea di Castelfranco Veneto (TV),*collettive “Nostra dialettica” e “Fluido stabile” sempre presso la Castellano;* collettiva “Risveglio del bosco ferito” presso Villa Mocenigo e Barco Mocenigo a Castello di Godego (TV);* collettiva “Suoni, versi, colori e sapori” presso il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto (TV).

2010: *Cinque Collettive itineranti “Ritratto”, “Figura” e “Copie d’autore” sulle orme di Giorgione presso la Galleria Art&Media di Castelfranco Veneto (TV), Villa Benzi Zecchini a Caerano San Marco (TV), Barco Mocenigo a Castello di Godego (TV) e Porta Dieda a Bassano del Grappa (VI); *Partecipazione ad ARTOUR-O a Firenze e/con installazione personale presso il Museo Alinari FI; *collettiva a Damanhour e Kalubia (Egitto); *collettiva “Patrizi e Plebei” presso la Galleria O.A.D. a Roma; *personale da Dal Ben Tre a Treviso; *personale presso Old Bridge di Castelfranco Veneto (TV);* personale “Tempi moderni” in Teatro Accademico a Castelfranco Veneto (TV).

2009: * Partecipazione alla Fiera Immagine Arte di Reggio Emilia;* Collettiva presso il Castello di Tarquinia (RM); * collettiva “Vuoto e Pieno” a Piombino Dese (PD); *personali presso Rosso di vino a Badoere (TV); *personale Old Bridge a Castelfranco Veneto (TV); *personale Osteria Posmon a Montebelluna (TV);* personale Golosando a Castelfranco; *ersonale presso Dal Ben Tre a Treviso; * Personali “Ritratti sotto la stessa luce” e “Abito mentale” presso la galleria Art&Media di Castelfranco.

2008: *Personale a Castel Brando di Cison di Valmarino (TV); *collettiva a Casa dei Carraresi a Treviso; *collettive “Ridere” e “La modella” presso galleria Art&Media di Castelfranco Veneto.

2007: * Collettiva a Palazzo Barberini a Roma;* collettiva alla Galleria d’Arte a Jerez de la Frontiera (Spagna); * collettive “Photoartmusic” e “Spirito-corpo” presso Art&Media di Castelfranco Veneto; *Personale “Tuttomenochenero ” presso Palazzo di Malborghetto – Valbruna (UD).

200620052000: *collettiva presso Villa Menini a Reschigliano; *collettiva “Il femminile” presso Art&Media di Castelfranco Veneto (presentazione di Vittorio Sgarbi); *personale presso Galleria Nazionale a Piombino (Livorno).*Personale presso Villa Pisani a Strà (VE);* personale presso Casa Gaia a Portobuffolè (TV) nel 2000 e 2003;*personale presso il Palazzo della Provincia a Foggia, * personale presso Galleria comunale di Cremona, * personale “Tuttomenochenero” presso la galleria Art&Media di Castelfranco Veneto(TV);* personale presso la Sala Comunale di Bardolino (VE); *Art fiera di Padova; personale in “Artisti in fiera” a Torino.

1999 prima personale alla Biblioteca Comunale di Resana (TV)

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Pubblicazioni

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Cataloghi personali: Oniriche Generazioni – Expo-sizione 2015- Bi-personale con il M° Giorgio Celiberti; Mazzocca&Pony – Il giardino dell’Eden, anno 2014. pag.72; Mazzocca&Pony – anno 2012 n. pag 160; Mazzocca&Pony – antologia d’artista, anno 2011 n. pag. 136; Pony abito mentale, anno 2009; Tuttomenochenero, pag 60 anno 2005; Ritratti sotto la stessa luce, anno 2009; Catalogo Brandelli 2004. Cataloghi limitati a 50 ognuno contenenti un affresco su tavola di cm 14×20. Luigina Mazzocca – Colori della coscienza, anno 2003. I dipinti di Luigina Mazzocca anno 2000.

Luigina Mazzocca è presente anche in: volume COLLEZIONE ARTE CONTEMPORANEA , SEA ITALIA S.r.l. Copertina del trimestrale Avis, 2014. Catalogo “50 artisti per un museo” -museo MIIT di Torino, 2013. Catalogo RicCAA biennale internazionale di Arte e Design ( finalista al premio con mostra all’ex Macello di Padova), 2013. Catalogo art Brescia 2013 Biennale internazionale dell’arte contemporanea. Catalogo “Passionauta 2012” (finalista al premio con premiazione al Campidoglio e mostra alla galleria “Trittico Art Museum”), 2012. Catalogo fiera V-Arte a Valenza (AL). .2012. Catalogo fiera AAF Roma , 2012. Catalogo fiera Art Verona (VR , 2012). Catalogo percorso artistico nelle Ville Venete – Barco Mocenigo, 2012. Catalogo fiera KunStart 12 a Bolzano, 2012. Catalogo fiera Affordable Art Fair a Milan0, 2012. Catalogo “Micro2” galleria L’Acanto a Milano, 2012. Catalogo Art Verona, 2011. Catalogo fiera AAF Amsterdam (Olanda), 2011. Catalogo fiera AAF Amsterdam (Olanda), 2011. Catologo fiera Reggio Emilia, 2011. Catalogo Arte Pordenone, 2011. “Nostra dialettica”ed. galleria Castellano, 2011. “Copie d’autore – sulle orme di Giorgione”ed. da Art&Media, 2010. “La figura – sulle orme di Giorgione”, ed. da Art&Media, 2010. “Il ritratto – sulle orme di Giorgione”ed. da Art&Media, 2010. “Patrizi e Plebei”ed. da O.A.D., Roma, 2010.“Risveglio del bosco ferito”ed. Barco Mocenigo, 2010 e 2011. “Ritratti sotto la stessa luce” ed Art&Media, 2009. “Vuoto e pieno”ed. comune di Piombinodese, 2009. “La modella”ed. Art&Media, 2008. “Ridere”ed. Art&Media, 2008. “Photoartmusic”ed. Art&Media, 2007. “Spirito Corpo”ed. Art&Media, 2007. “Il femminile”ed. Art&Media, 2006. Catalogo Mondadori,2006.

Critica

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di Vittorio Caracuta (aprile 2014)

Etereo sguardo, Mazzocca & Pony trascorre nell’immaginato Giardino dell’Eden che il suo afflato ispirativo ha proiettato come specchio riflesso dentro l’acqua, la quale riverberi tremula al tracciare del dito che la segna: dalle mani, dagli occhi, dal corpo, dalle cose, dagli abiti dismessi – esseri umani ormai cosificati – dagli elementi, colti per purezza, e dal corrispondersi diverso delle molteplici dimensioni possibili, scaturisce la sintesi della navigazione superiore del cercarsi e ricercarsi, del perdersi e del ritrovarsi, nel rimbalzo tra le proprie e le altrui identità, contro il bieco determinismo metallico del sentirsi cosa tra le cose, per il caldo respiro irriducibile dello Spirito, che si distenda dal viaggio interiore al viaggio esteriore.

Questo libero gesto oggi trova la sua unità nel farsi performance come pittura, scultura, fotografia, segno, parola, visualità e messaggio, fino all’ironia, se non sarcasmo e ghigno sardonico, che irride il limite della propria materialità corporea.

C’è voglia di trascendenza, c’è il desiderio della rinascita e della palingenesi, l’illusione voluta che tutto possa ripartire da capo, ricominciare pristino dal principio, scevro delle contaminazioni sedimentarie della vita, ben al di là della pura resilienza e della sopravvivenza senza scampo in cui la cifra esistenziale troppe volte sembra facilmente occluderci. L’opera demiurgica dell’artista piega la materia, la costringe a lasciarsi scavare dall’interno la forma che significhi e sensifichi; il metallo zincato risolto nel disegno, col tratto unico e continuo dell’innocenza dei bambini, si fa alberi della vita, per ri-originare il mondo, l’occasione perduta ed ancestrale, che l’arte invece ripropone dall’inizio, con la meraviglia limpida del Giardino dell’Eden. E quei vestiti abbandonati impilati, ammucchiati senza forme, deprivati dell’opalescente struttura dell’Essere, vuoti delle anime che dentro di essi si consumarono, quei vestiti tra i quali il corpo stesso dell’artista resta cosa tra le cose, ma per negare il suo esser cosa, vengono ridotti, compattati, resinati fino a divenire “mondini”, microcosmi colorati da cui la vita potrà finalmente rifluire nella sua rigenerata verità, e questa volta senza più l’Errore. E se i “mondini” nascono dagli abiti dei bimbi, ancor più forte sarà la loro forza esorcizzante: è il potere dell’Arte, e della Bellezza che le dà Forma!

La Bellezza stessa richiede in parte il suo esorcismo: essa non è il liscio fuggevole del belletto, glamour come lampo e luce di lustrini, modello esangue negatore della vita, cui un sordo nichilismo vuole oggi ridurla, è invece l’espressione pura del Valore. Tutt’altro che stolida discriminazione, è bensì capacità di porre il mondo tra parentesi, depurarlo della distruttività dell’Uomo, che tradì se stesso per l’ottuso autoindulgere egolatra, che lo ha espulso dal suo Eden.

Gentilezza, esprit de finesse, infinità del bene, messaggio pregno, edificazione e non distruzione, valgono nell’artista il traslato della femminilità, che nella figura di Ipazia trova la sua perfetta esecuzione. La scienziata, filosofa, matematica, astrologa, taumaturga, erede, ancorché donna, di Platone, Plotino e degli altri, nell’antica Alessandria d’Egitto, uccisa dall’albagia intollerante, dall’invidia e dalla gelosia maschilista, perversa voluttà di distruzione del Bello e del Giusto, è l’archetipo del mito di unificazione del bello femminile con la grande sapienza universale, assolutamente compiuta nell’idea di Giustizia. Ed ecco il riaddensarsi dei fumi grassi del rogo dei pezzi del corpo insanguinato della Divina; il riassorbirsi di quel sangue atramente versato ed il ricongiungersi nell’unicum di quegli stessi pezzi; il rifluire del soffio della vita a rianimare l’Essere e a restituirci il miracolo della leggiadra essenza della Scienza, senza il suo massacro: e senza peccato originale anche l’Eden può allora ricostituirsi!

C’è qualcosa di nuovo, non ritornano soltanto i temi cari a Mazzocca & Pony: dal precedente rapporto con la creazione, in cui più convenzionalmente l’autrice si presentava convintamente soggetto, o soggettuale, e l’opera senz’altro oggetto, con i dovuti artifici perché tale divenisse anche per lo spettatore, adesso appare la volontà dell’artista di lasciarsi superare e creare essa stessa dalla propria opera, dall’Arte come fattasi da sé, che rende di sé oggetto proprio la sua creatrice e lo spettatore, a sua volta soggetto-oggetto, involto nel medianico flusso di un messaggio assoluto. E così gli abiti ripresi dall’energia creativa dell’ispirazione, si sgranano nel doppio simbolismo del rifiuto dell’identità che la vita e il mondo ci hanno sedimentato addosso, ma anche dell’autoidentità che in essi si è depositata con lo slancio vitale già esaurito, per ritornare infine quell’algente tenera fibra dell’Universo, che noi eravamo all’inizio dei tempi.

Per qualcuno l’Eden è unire mani, cuore e mente nel viaggio artistico ispirativo; per qualcuno è virtus poietica che muti la sostanza della realtà nei sentimenti e nelle ragioni dell’esistere; per altri sarà la sospensione degli affanni e del peso che opprimono senza posa; oppure lo sguardo levato al cielo dei significati superiori; oppure la fratellanza ritrovata; per qualcun altro ancora l’Eden sarà invece l’amore assoluto, che non sa morire, per una donna specchio e immagine della propria anima, ancorché irraggiungibile, straniera e lontana; e così tanto altro, che quasi mai sarà visibile: e ci sarà chi penserà che tutto ciò sia soltanto piccolezza, espressione debole dell’umanità perdente, ma forse un giorno dovremo tutti riconoscere che l’unica ipotesi di salvezza era racchiusa proprio in quelle cose che avevamo pensato come infime, le quali volta a volta nell’intimo si affacciavano, ma le trascuravamo, mentre di queste minime perle lucenti era tramato il tessuto vivido della Bellezza e dell’Amore.

In fin dei conti, l’Eden non può che ritrovarsi al nostro interno e la sua ricerca non può che scontare il rischio del Labirinto e fuggire il suono cupo degli abissi, se luce vuole.

In fin dei conti anche nella mente fluidadi Platone la Bellezza e la Giustizia si commutavano e trasmutavano di continuo, trapassando l’una nell’altra con vichiana facilità di sensoe riconoscimento del Profondo.

 di Monika Pirone, artista ( marzo 2014)

Il Giardino dell’Eden di Mazzocca&Pony non è il luogo della bellezza algida, lontana, della santità ineffabile. Il suo EDEN è costituito da una molteplicità di alberi, di forme e fogge diverse, proiettati verso il cielo in una una gotica verticale, svettano di gran lena e con andamento orizzontale, per abbracciare chi voglia fermarsi a guardare, accogliendo e coccolando come solo la grande Madre Terra sa fare.

Questo Paradiso, passa attraverso un percorso lungo, tortuoso, difficile, di un vissuto fatto di tessuti, di vestiti usati, portati, che raccontano una, cento, mille storie.

I “mondini” divengono i frutti ed i fiori ed annunciano la gioia, della vita, della morte e del passaggio, che attraverso i colori delle differenze ci ricordano che nonostante tutto la vita stessa è l’opportunità più grande che ci possa capitare.

Il rapporto con gli indumenti che considera una seconda pelle, o meglio, il guscio che contiene la nostra anima e che ci accompagnano lungo il corso della nostra esistenza, scandiscono gli attimi, i frammenti e divengono la memoria ed il legame, con un vissuto passato e caro.

Artista generosa, golosa della vita, curiosa, alla ricerca di tecniche, materiali, supporti, materie che non fanno altro che rimandarci ad una continua ricerca della perfezione, del bello, del poetico, del sublime.

Il percorso dell’EDEN di Mazzocca&Pony, ci riporta indietro all’infanzia, alla traccia grafica di un bimbo nel contorno perimetrale dei suoi alberi. Riviviamo l’esperienza della prima volta, seduti ad un tavolo con una scatola nuova, nuova di colori. 

Tabula rasa”, direbbe J. Locke, e l’ebbrezza di un progetto da iniziare. Incide i segni di una esperienza sensoriale per la costruzione di una nuova identità che passi attraverso la conoscenza.

Si arriva al cospetto dell’EDEN lavati da tutte le colpe, portandosi dietro il bagaglio di una vita ed avendo saldato il conto, con la pulizia nell’anima e con la certezza di intraprendere, un nuovo entusiasmante viaggio. 

di Lieta Zanatta

Opere che esprimono una via verso il bene, simulacri visibili di un corpo invisibile, bozzoli dell’anima. Nella mostra di Mazzocca&Pony «Visibile e invisibile. Confine evanescente corpo-spirito», ci sono oltre cento installazioni dove principalmente l’abito viene pietrificato, quasi a voler catturare e dare forma al corpo che dovrebbe indossarlo, declinato in disegni, foto, incisioni, carta, fili metallici intrecciati. Per Mazzocca&Pony, nome d’arte dell’artista Luigina Mazzocca, è indispensabile partire dall’essenza materica per manifestare la poetica del daimon – alcune sue realizzazioni si chiamano proprio così – per cercare, captare e divenire lo spirito benefico che alberga su tutto. Come i legni antichi che usa nelle installazioni, dove fioriscono grappoli di rose, ad esprimere bellezza ed «etereità», l’ulteriore spinta verso un viaggio introspettivo per riscoprire l’essenza spirituale dell’uomo.

di Vittorio Caracuta (2012)

Le Ipazie, sculture e manipolazioni di senso al limite del dicibile, recuperano invece, nella complessità dei messaggi, uno dei miti più grandi dell’Essere in forma femminile, e perciò ancor di più negazione violenta da negare, per riaffermare l’esistenza di una donna che più di sedici secoli fa seppe dominare il mondo rarefatto della Filosofia, ad Alessandria d’Egitto: Ipazia, erede di Plotino erede di Platone!

le 7 Ipazie

Ritrovare la giustizia, ricostituire i pezzi stessi del corpo sminuzzato e bruciato della semidivina, uccisa per maschilista invidia e pregiudizio religioso; liberare la libertà di pensiero fatta a brandelli e ricondurla nell’intero sublimante e sublimato è la missione di gentili forme spaziali, riempite di frammenti significanti: Bellezza nell’elezione spirituale e nel trasparire di questa elezione in fattezze femminili e nella sostanza immortale della saggezza ultramontana, anch’essa, in sé, luminosa e opalescente, come l’Essere liquido e lattescente degli spettri umani ipostatizzati di “Abito Mentale”.

Evidente, su tutto, la dichiarazione del valore di Spirito dell’Essere, la Rinascita dallo svanire della Persona all’ipotesi della sua ricostituzione nella vera identità.

di Vittorio Caracuta (2012)

Il gioco di tensione metafisica tra Essere e Forma, con l’indagine sofferta e meditata di ciò che può all’un tempo costituire e superare il Non Essere, appare esplicito in Mazzocca & Pony. Dopo l’inesauribile ricerca di temi, mezzi, sperimentazioni e materiali, condotta in questi anni, con lo scandaglio sempre affondato dentro, in auscultazione, cresce in lei la libera consapevolezza con cui viene piegato ogni strumento all’esigenza pura dell’espressione. Troviamo un orientamento istintivo che la sospinge senza requie e l’irriflessa certezza che l’Arte può  approcciare la palingenesi di cui sente l’esigenza per sé e per le persone intorno a sé.

Troviamo un messaggio via via più definito nei passaggi della sua carriera e della sua storia personale: non

“Abito mentale” – Metamateria3

possiamo fermarci alle negatività, dobbiamo ritrovare la Bellezza: l’Arte può davvero avere il potere di superare il limite. Sull’elastico del rapporto essere-non essere e forma-non forma, si inviluppa il rapporto tra ciò che è e ciò che invece è stato e non può più essere, vita-non vita, spiritualità-materia, ma la materia è solo ciò che non è più e torna viva se ricompresa in un progetto nuovo, se posta tra parentesi e riformulata di essenza nel Bello. Su questa falsariga, allegorie e simbolismi, esoterismi, immagini fluttuanti e ascensioni ultradimensionali gettano un ponte tra le diverse forme di realtà dell’esistere di qua e di là da questo mondo, definite in epifanie rivelatrici.

Nella serie “Abito Mentale” l’attenzione è tutta rivolta alla Persona che non riempie più le vesti, al vissuto evaporato di cui gli abiti in sé sono l’ultima traccia. Prevale il non esserci più, rifiutato però nell’ostinata ricerca dei barbagli di un’esistenza ulteriore, delle sue tracce presso di noi, per negare la negazione, mentre l’effimero viene superato con lampi di bagliori.

di Vittorio Caracuta 2012

Parmenide, il grande “vecchio venerando e terribile” delle remote antichità greche, non aveva ragione: sia l’Essere può Non Essere sia il Non Essere può Essere. Lo sappiamo noi, che veniamo dopo che tutto è stato, nella Storia come nella cultura, e viviamo una realtà costantemente destrutturata e destrutturante nel suo rifiuto di consistere. Perì il sogno e l’illusione di potere costruire una realtà umana sotto il timbro della teoresi, nell’unità dell’incontraddizione. Ad uno schema logico possiamo, forse, rinunciare, ma quanto dei sensi e dei significati che rappresentano l’Uomo nella sua Umanità abbiamo invece perduto in questi anni? Armonia, Autenticità, Innocenza, Gioia, Condivisione, Verità, Amore e Bellezza della Vita e dell’Universo sono rinunciabili per davvero? Possiamo ancora considerarci veri senza le forze positive che hanno caratterizzato la nostra identità? E’ possibile un recupero? E l’Arte che ruolo può giocare in tutto questo, ora che i saperi non sembrano più accompagnarci dove abbiamo bisogno di arrivare?

Tutto ciò che esiste (e non esiste) per esistere (e non esistere) ha comunque bisogno di trovare forma e il concetto di Essere e Non Essere deve necessariamente misurarsi con quello di Forma e di Non Forma. Esistiamo solo in quanto ciò che noi chiamiamo Mondo, con le sue presunte oggettività, riusciamo a metterlo tra parentesi, nullificandolo in una forma che ci fa Essere, oppure in una Non Forma che ci fa Non Essere. Essere è la Forma che entra nell’Armonia, o la costituisce; la Forma che presenta il lato di collegamento per unire e realizzare e che infine noi definiamo “Bello”. Non Forma, forma vera del Non Essere, è invece ciò che disgrega, distrugge, divide, desertifica fuori e dentro di noi, diffonde inautenticità, non realizzazione, infelicità, e questo noi definiamo “non bello”.

Ogni nuova epoca, alla sua alba, comincia dall’Arte, dai simboli, dalle allegorie, dai miti, dagli “Universali Fantastici”, dalle forme del Bello che portano alla luce e al respiro i paradigmi della Civiltà e dell’umana convivenza. Fin qui l’Arte contemporanea è stata soprattutto testimonianza dello stato dell’Umanità, realismo peculiare, occhio aperto su ciò che l’Uomo poteva diventare, stava diventando e, molto probabilmente, è diventato. Oggi potrebbe alimentare la speranza di una rifondazione della “pianta uomo”, ritrovandone i fondamenti e trasferendoli nelle espressioni della nostra epoca. Ritornare alla Bellezza come Forma di ricomposizione del reale frantumato e conquista di un piano superiore al di là del puro limite fisico è l’orizzonte su cui si muove Mazzocca & Pony. Non si tratta di ripetere i canoni della Bellezza tradizionale, o classica, ma classicamente ritrovare la funzione dell’Arte di risolvere il Reale, volgendolo al positivo, e ridare Senso al Mondo, Vita ed Essere anche a ciò che nell’immediato ci appare non averne, o piuttosto appartenere all’universo buio della Fine. Poiché veniamo dopo tutto, e un po’ tutto è già accaduto, allora è possibile usufruire degli artifici e delle sperimentazioni più disparate con libera consapevolezza e piena libertà, senza ostentazione fine a se stessa, ma piegando ogni strumento all’esigenza pura dell’espressione. E Mazzocca & Pony di esperienze ne ha davvero fatte tante, versandosi in ogni tecnica e sempre protesa in una ricerca che non appare esauribile. C’è in lei un orientamento istintivo che la guida e le ha finora impedito di fermarsi. C’è l’irriflessa certezza che l’Arte possa  approcciare la palingenesi di cui sente l’esigenza per sé e per le persone intorno a sé. E c’è un messaggio, che via via si fa più esplicito nei passaggi della sua carriera come nella sua storia personale: non possiamo rinunciare, non possiamo accontentarci delle evidenze banali, non possiamo fermarci alle negatività, dobbiamo ritrovare la Bellezza: l’Arte il potere di superare il limite può avercelo per davvero. E’ questa la tensione metafisica che porta l’artista sull’elastico del rapporto essere-non essere e forma-non forma, per esprimere finalmente il rapporto tra ciò che è stato e non può più essere, vita-non vita, spiritualità-materia. Materia è solo ciò che non è più, ma torna viva se ricompresa in un progetto nuovo, se posta tra parentesi e riformulata di essenza nel Bello.

Il volo dell’innocenza

Ecco allora la ricerca dei materiali, dei colori e delle forme, anche minimali, e dei riflessi stessi delle cose: riflessi nel senso di bagliori e giochi di luce motivanti ed allusivi e riflessi nel senso delle implicazioni di senso cui la sua  arte conduce, esoterismi, ammiccamenti, allusioni, simbologie e volontà di liberarsi.

Nella serie “Abito Mentale” l’attenzione è tutta rivolta alla Persona che non riempie più le vesti, al vissuto evaporato di cui gli abiti in sé sono l’ultima traccia. Prevale il non esserci più, rifiutato però nell’ostinata ricerca dei barbagli di un’esistenza ulteriore, delle sue tracce presso di noi, per negare la negazione. L’Essere si fa liquido, magma lattescente, luce opalescente nella rigidezza di parvenze, il cui essere effimero resta superato da lampi di bagliori: spettro della luce come spettri umani ipostatizzati.

Le Ipazie, sculture e manipolazioni di senso al limite del dicibile, recuperano invece, nella complessità dei messaggi, uno dei miti più grandi dell’Essere in forma femminile, e in quanto tale ancor più negazione subìta da negare, per riaffermare l’esistenza di una donna che più di sedici secoli fa seppe dominare il mondo rarefatto della Filosofia, ad Alessandria d’Egitto: Ipazia, erede di Plotino erede di Platone!

Ritrovare la giustizia, ricostituire i pezzi stessi del corpo sminuzzato e bruciato della semidivina, uccisa per invidia, maschilista gelosia e pregiudizio religioso; liberare la libertà di pensiero fatta a brandelli e ricondurla nell’intero sublimante e sublimato è la missione di gentili forme spaziali, riempite di frammenti significanti: Bellezza nell’elezione spirituale e nel trasparire di questa elezione in fattezze femminili e nella sostanza immortale della saggezza ultramontana, anch’essa, in sé, luminosa e opalescente.

Il terzo tentativo è invece la dichiarazione evidente del valore di Spirito dell’Essere, è il reciproco di “Abito Mentale”: siamo finalmente alla Rinascita: dallo svanire della Persona all’ipotesi della sua ricostituzione nella vera identità. Dopo aver indagato le tracce minime intorno a sé, dopo aver rifiutato l’evidenza negativa, Mazzocca & Pony può ora ripartire  dagli indizi infimi, da particolari che solitamente non registriamo, per ritornare al Volo dell’Essere, per ritrovare il reciproco perduto di ciò che siamo e ridargli vita, giocando tra il Tutto Pieno e il Tutto Vuoto. La palingenesi sarebbe compiuta, quindi, nell’opera d’arte e con essa si compirebbe l’affermazione del nostro essere nella sua inseità di pura spiritualità ed essenza. Si tratta di un’Arte mista tra scultura, pittura e uso di materiali variamente connessi tra di loro. E’ una tecnica matura, perché liberamente attinge a tutti gli strumenti fin qui adottati, facendo loro perdere il valore di artifici grazie alla politezza luminosa della forma. L’elemento prediletto sono ora i calzini, trattati in modo speciale, compattati con una scheletratura metallica rigida, per divenire i “mattoni” vivi da cui ripartire, rendere visibile la nostra verità e trasferirla nell’universo ideale, in cui possa finalmente liberarsi e risolversi. Calzini come cellule e molecole, “mattoni” del divenire nuovo, ma su sfondi luminosi e interminati, sapientemente organizzati intorno alle opere. Calzini come inezie che improvvisamente diventino gli scalini per il ricomporsi della vita verso il cielo e calzini di bambini, soprattutto, perché solo dall’innocenza può ricominciare l’innocenza libera dell’Essere.Ed ironia, nelle immagini che dal sesso trasferiscono alla purezza della vita nel suo presentarsi purificato attraverso il sesso medesimo. E gioco, gioia di creare e misurarsi con simboli artistici che non hanno tempo.

Il “labirinto” – Omaggio a Coubert

Così il Labirinto domato nelle sue minacciose valenze, diviene un semplice filtro del passaggio dell’uomo da questa parte dello Spazio e in reciprocità pacifica con l’altra parte dello Spazio: sta alla sensibilità dello spettatore scegliere quale dei due sia il Tutto Pieno e quale il Tutto Vuoto. E distende il proprio volo, sollevato da ogni peso, l’aligero simulacro dello Spirito, oppure aeree nuvole di enti rigenerati pullulano e si sospendono ad addensare l’aperta immensità.

Il grande Giambattista Vico pensava che si potesse traguardare nella trasparenza opaca la struttura metafisica dell’Essere, qualora ne partissimo alla ricerca e sapessimo spostare la nostra attenzione dalle cose effimere del mondo materiale alle cose essenziali e davvero importanti. Non ci stupisce, anche Vico era erede di Platone, come Plotino e come Ipazia: ancora nel pieno del XXI secolo, per l’uomo ciò che veramente conta è la ricerca di se stesso dentro e fuori di sé, la ricerca con la quale Mazzocca & Pony non ha smesso di misurarsi e che l’Arte non ha smesso di evocare.

di Michele Bordin (2000)

Nel 1999 Luigina Mazzocca ha intrapreso una ricerca focalizzata quasi esclusivamente sul ritratto. Ritratti di dimensioni per lo più eccedenti, e di molto, quelle naturali; ritratti che investigano gli effigiati con un’attenzione così puntigliosa al dato oggettivo da risultare persino indiscreta. La scelta stessa della tecnica e del supporto (“fresco” su tela) enfatizza tale atteggiamento, nello studiato contrasto tra l’immagine finemente lavorata e fissata in un intonaco simile a quello degli affreschi, e lo sfondo – neutro – della tela di cotone a grossa grana. Lo sguardo dell’osservatore è così irretito senza possibilità alcuna di divagazione dalla singola figura, dal suo perentorio stagliarsi su di uno spazio vuoto e piatto: luogo al contempo privo di senso e desolato, come tutti i deserti, fisici o metafisici che siano. Rispetto a questa assenza, a questo “non essere”, le persone ritratte acquistano un peso e un significato assoluto. L’umano sembra trionfare nella sua più elementare e un po’ ottusa datità, nella sua fisicità estrema, registrata

Nina Scapinello – Affresco su tela cm. 100×60

dall’artista con la perizia di un facitore di calchi o di un neopositivista dedito agli studi di fisiognomica e antropometria. Non una ruga, una macchia della pelle, un’increspatura della bocca, sfugge allo sguardo-obiettivo che tutto restituisce senza infingimenti, senza abbellimenti, con il furore definitorio di un pittore della rinascenza nordica o – seguendo una stessa trafila – di un esponente della “Nuova Oggettività” primonovecentesca, per arrivare infine alle vette espressive di un Lucien Freud, maestro del realismo inglese del secondo dopoguerra. Se non conoscessimo, della stessa artista, una ricca produzione di opere a soggetto religioso, ispirate alla pittura minore e minima dei tanti frescanti popolari che hanno lasciato testimonianza, secoli fa, nelle nostre campagne, potremmo senz’altro ricondurre tale “esprit de clarté” a una forma di intransigente esistenzialismo, di heideggeriano “essere nel mondo” ed “essere per la morte”. Ma l’autentica fede cristiana di Luigina, la sua predilezione per l’iconografia religiosa più tradizionale e a momenti oleografica, ci dicono invece che quest’aspra compresenza-contrapposizione di “pieni” e “vuoti” proviene da una visione del mondo inequivocabilmente cristiana, secondo cui al vuoto del non essere – della morte fisica e spirituale – si oppone sempre il pieno della vita, fiduciosa di sé perché consegnatasi interamente a Dio. È l’originalità creaturale di ogni essere umano, la sua “aggressiva” presa di possesso del mondo, ad essere piuttosto celebrata in questi ritratti, e contesa – una volta ancora – all’imprecisato “luogo” da cui ognuno di noi proviene e a cui – credente o non credente – farà prima o poi ritorno. La consapevolezza della diversità e dell’insostituibilità di ogni persona si accompagna, nelle intenzioni di Luigina, a una concezione parimenti cristiana di eguaglianza ed ecumenica compartecipazione degli esseri, sicché tra effigiati noti ed effigiati meno noti o affatto anonimi si stabilisce uno stesso vincolo di “paradisiaca” fratellanza. Eppure, nonostante questo correttivo, non si riesce a sottrarsi a una certa malinconia, quasi che davanti ai nostri occhi si disponesse una moderna teoria di ritratti del Fayyum. Sempre promana, d’altronde, dalle raffigurazioni di uomini e donne che punteggiano la civiltà occidentale, e in particolar modo dopo l’avvento della fotografia, una certa, impalpabile inquietudine: per il tempo che ad ogni istante ci modifica, per come eravamo e non saremo mai più, per come le nostre fattezze giovani potranno diventare un domani. Perché noi siamo fatti soltanto di tempo, e il tempo ci porta gioie e dolori (come dice, fin dall’inizio, il Qohélet): al punto che anche il più spirituale degli uomini – per chi si riconosca nella religione di Cristo -, papa Giovanni Paolo II, è nei due ritratti dedicatigli da Luigina prima di tutto un vecchio uomo sofferente, che tuttavia non teme di fare del suo corpo provato e segnato dal tempo il “signum” supremo di un tenace “voler essere”: nella vita terrena e, per fede o analogia, in quella ultraterrena.
(Castelfranco Veneto, TV – Firenze).

di Maria Campitelli (2005)

Luigina Mazzocca è un’artista coraggiosa.
Un giorno ha deciso di cambiare rotta, di andare – se così si può dire semplificando le cose – contro tendenza.
Se la maggior parte degli artisti esprime un disagio esistenziale che corrisponde ai tempi smagati e violenti in cui viviamo – lei, per il proprio benessere, quello dei suoi figli e di quanti possono incontrarsi con il suo lavoro, ha scelto di esprimere valori positivi, cioè sorriso, luce, bellezza, amore.
Il suo backgound affonda in svariate esperienze tecnico-linguistiche: dapprima puntigliosa ricerca analitico-descrittiva del reale (i ritratti realizzati ad affresco su tela – tecnica che ha poi sfruttato in tutte le esperienze successive fino ad oggi – ma anche cruda o provocatoria testimonianza socio/politica come nel ciclo della contestazione, 2001); accostamento poi all’espressività materico-gestuale e conseguente annullamento di una rappresentatività tout court per approdare all’astrazione, alla trasmissione di emozioni allo stato puro, senza il tramite di segni riconoscibili, per dar forma all’invisibile e all’ineffabile (v. i cicli “i colori della coscienza”, 2003, “brandelli d’amore”, 2004).
Un guardare e penetrare oltre la durezza della “corteccia”, disvelando i moti nascosti dell’anima, nell’ area sfuggente di quel “nagual” ricordato da Carlos Castaneda (e assorbito da William Bourroughs) opportunamente citato da Francesca Brandes in una sua presentazione dell’artista. Muovendosi dunque sul terreno sdrucciolevole dello sconosciuto e dell’imprevedibile, del non dicibile e del non visibile, che l’arte tenta di portare a galla.
Con il ciclo “Brandelli d’amore” era preannunciato il rinnovamento. In esso già compare quella gamma cromatica tutta di luce che esclude il nero (gli impressionisti in tutt’altro contesto e con tutt’altre vocazioni l’avevano già decretato), cioè lo spettro cromatico allo stato puro, dal rosso al viola, nei sette passaggi consacrati da Chevreul. Nell’ultimo ciclo, esposto in quest’occasione, la gamma cromatica si manifesta solo in questo modo : nella scala dei sette colori in cui si può scomporre la luce. Sono tante finestre che simbolicamente si aprono sul mondo, da cui trapela un colore dello spettro solare, assieme agli altri in altrettante finestre per comporre insieme le fasi della luce.

Le sette finestre dorate (2005)

Queste finestre, dispensatrici di positivo equilibrio e di gioiosa tranquillità, si spalancano dai supporti più impensati, da fondi di carta, di metallo, di legno dipinto, di alcantara, che assumono di volta in volta forme diverse. Lunghi nastri ondulati s’intersecano divenendo una sorta di pitto/scultura; in altri casi il fondo bianco di intonaco si arricchisce di striature parallele che derivano da precedenti indagini spazio-cromatiche, testimoniando, nonostante il mutamento di obiettivi, la continuità delle ricerche linguistiche. La tecnica, dentro alla finestra, è sempre quella dell’affresco ; ma le varietà materiche sono infinite; l’esplosione di colore può essere raggiunta in vario modo: con puri pigmenti, con perline, col mosaico. Il divertissement si unisce all’intento di produrre gioia.
Il fondale è anche corteccia d’albero, anzi lunghi tronchi su cui si aprono le colorate finestre del cuore, dell’amore, della vita. Qui il colore si compenetra alla leggera carta di riso; cantano queste aperture sfidando la spessa scorza dell’albero.
La metafora è chiara. Sfondiamo la durezza delle cortecce che ci avvolgono, con cui abbiamo costruito il nostro scudo di difesa contro i mali del mondo, l’apprensione delle alterità, dell’ignoto! Oltrepassiamo la corteccia, entriamo nella luce che certo ancora sussiste da qualche parte nelle nostre anime, nonostante le costrizioni autoimposte, i viluppi delle paure e dell’angoscia.
E’ questo il messaggio luminoso di Luigina Mazzocca. E non teme di affondare il bisturi della solarità anche nell’immagine mitica della Gioconda vinciana. Ci scava delle finestre innondate di luce – filtrata da perline di vetro – anche nel suo corpo immortalato dalla divina pittura rinascimentale. Che si nasconde dietro il sorriso impercettibile e imperscrutabile – tanto perlustrato dagli storici dell’arte d’ogni tempo ? A scavarci, nonostante le nebbie dell’ambiguità, si possono certo raccogliere grumi d’amore, di calore, d’intensa, multiforme umanità.

di Beppe Castellano

…”Farai la figura in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile…”
Leonardo Da Vinci

… ‘A morte ‘o ssaje ched”e?… è una livella. ‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’o punto c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme: tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto? Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo, suppuorteme vicino-che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

… La morte lo sai che cos’è? È una livella. Che sia un re, un magistrato, un grand’uomo, entrando da questo cancello ha già capito che ha perso tutto, la vita e pure il nome: non t’è venuto ancora questo pensiero? Perciò, stammi a sentire… non essere testone, sopportami vicino-che t’importa? Queste pagliacciate le fanno solo i vivi: noi siamo seri… apparteniamo alla morte!” Antonio De Curtis

Senza saperlo (o forse sapendolo benissimo, perché se li porta dentro ignara) Luigina Mazzocca è ispirata da due grandi artisti del passato, quando realizza un ritratto. Questo è ancor più vero in occasione della rassegna: “Ritratti sotto una stessa luce”. A vederli tutti assieme, in fila, i quadri richiamano subito la poesia del grande Totò: “La livella”. Lì, nella poesia, la livella in questione era sorella Morte. Qui è sorella Arte – che è Vita stessa per l’artista – a divenire “cancello” e a “livellare”. È l’Arte-Vita a rendere tutti, indistintamente, umani. E proprio perché umani, del tutto uguali.
Ecco quindi che gli 8 “potenti” della terra – da Obama a Sarkozy, giù giù fino a Berlusconi – si ritrovano accanto, “uguali” non simili, ad un pastore di pecore (da non confondere con un paio di pastori di anime). Un uomo semplice che, sicuramente, sorride ogni giorno molto più di loro. Oppure spunta Joseph Ratzinger, che si ritrova a fianco di Michael Jackson e di fronte a… Madonna. La cantante, beninteso, non “la” Madonna. E così via via, con tanti personaggi che si guardano, che vi guardano, che si fanno guardare, scaturendo, quasi vivi, dal muro bianco. E possono essere un sindaco o un magnate della finanza, una giovane musulmana con chador o noti attori e attrici, un carabiniere o una giornalista, un musicista o un pensionato, un governatore di regione o un operaio in cassa integrazione, un ristoratore o una poetessa o una parrucchiera… In questa mostra, quasi senza soluzione di continuità, è l’umanità che scorre, vive, palpita. Senza che l’immagine dell’uno predomini sull’altro. Senza che qualcuno prevalga su un altro. Almeno qui, almeno nell’Arte!
Bisogna essere precisi, però. Una soluzione di continuità c’è, in questa lunga serie. Sono Saviano e (un altro…) Berlusconi. Sono stati messi “sottovuoto”, conservati in una gabbia trasparente di plexigas. Due opere originalissime su due personaggi che si ritrovano (pur se per motivi diversi e più o meno nobili) prigionieri di se stessi. L’artista li vede con l’anelito ad uscire dalla propria gabbia, che spingono e deformano con le mani, e ad essere liberi, come metafora della vita di ognuno di noi. Faranno certamente strada. Le opere, ovviamente, che i due personaggi già ci han pensato per conto loro, ad avanzar su strade totalmente divergenti.
In questa mostra, ogni volto di ogni persona capitataci per puro caso (e a volte suo malgrado) viene resa dall’artista per quello che “è”. Una Persona, punto. Proprio per questo, nello stesso tempo, oltre a ciò che ritiene di essere (o all’immagine di se stesso che vuol “dare” al mondo) ogni personaggio ritrova nel suo volto ciò che “non è”. O, meglio, ciò che lui o lei non ritiene, non vuole o addirittura non sa di essere. Perché, siamo onesti: allo specchio, ogni mattina (ma alcuni innumerevoli altre volte al giorno), ognuno di noi non vede se stesso, bensì la propria immagine da mostrare al mondo e alla quale “adeguarsi”. Ed indossiamo una maschera o parte di essa.
Attenzione, quindi! È molto difficile, per il soggetto “messo al muro”, riconoscersi pienamente nel ritratto che ne rende Mazzocca. Ritratti, precisiamolo, che non sono stati fatti su ordinazione, bensì su estro, momento, occasione, incontri casuali dell’artista, sempre “armata” di Nikon. Una mostra che è nata, cresciuta sui volti definiti “interessanti” e che è in continuo divenire, visto che per tutta la durata della rassegna la pittrice continua a lavorare “in loco”. E continua, per tornare al grande Leonardo, “a dimostrare quello che la figura ha nell’animo…”. Può quindi essere estremamente “pericoloso” farsi fare un ritratto da Luigina, se non si è disposti a scoprire di noi stessi qualche altra faccia. Nello stesso tempo è estremamente affascinante il rischio di intuire, attraverso gli occhi e il pennello “a fresco” dell’artista, il mistero o i misteri che comunichiamo agli altri con le nostre espressioni. Con gli “attimi” del nostro volto. È quindi leonardescamente laudabile l’Arte di Luigina, dopo tanti anni tornata al figurativo pur continuando le sue sperimentazioni? Non sta qui, a noi, dirlo. Lo hanno detto, lo dicono e lo diranno critici d’arte ben più “alti” (un paio dei quali sono “al muro” anch’essi), ma lo dimostra soprattutto il suo numerosissimo pubblico di estimatori.
2009

di Beppe Castellano (2001)

L’ultima produzione dell’artista Luigina Mazzocca, i “quadri in blu” presentati per la prima volta nell’ambito della rassegna “Artisti a Torino 2001”, rappresentano il punto di arrivo – ma nello stesso tempo di nuova partenza – di una incessante ricerca interiore ed artistica. Una ricerca che ha sempre come fulcro l’essere umano, “preso” in ogni sua espressione spirituale e umanamante terrena. In questa serie di dipinti “a fresco” è la figura, il corpo, il suo apparire esteriore, attraverso il quale si estrinseca però tutta la potenzialità di emozioni e di sensazioni, tutta la ricchezza del suo “essere interiore”, ad essere protagonista. Protagoniste sono anzi “le” figure. Siano esse di un uomo ed una donna teneramente avvinti in un atto d’amore o di una madre col suo bimbo (massima e segreta espressione di amore supremo), le figure traspirano di una tenerezza “naturale”.

Periodo Blu – “Attesa”, affresco su tela, cm 84×52

Una dolcezza che, nel caso dei dipinti “di coppia”, sconfina e si tramuta in una sensualità tanto coinvolgente, quanto, nello stesso tempo, spontanea, genuina, “fresca” come il rapido andare del pennello e della spatola fra le terre e la tela grezza usata dall’artista. Sembrerebbe improprio, se non addirittura azzardato, associare il percorso dell’artista in questa sensualità, che in alcune opere scaturisce prepotente, al suo percorso di fede estrinsecatosi nei dipinti di carattere religioso, già citati da altri, che sottolineano il suo credere nell’Essere Superiore. Ma audace può sembrare solo a chi – religioso, ateo o agnostico – intende il proprio credere o non credere come esclusione “tout court” delle proprie convinzioni verso e da parte dell’altro. In queste opere, invece (non a caso, forse, dipinte in un monocromatico celeste) l’artista pare voler affermare – anche con la forza di un sottile, ma coinvolgente erotismo – l’indissolubilità dell’amore terreno e carnale, insieme al piacere che ne deriva, con quello spirituale per e da un Essere Superiore, artefice del nostro essere e vivere di uomini e di donne.
(Castelfranco Veneto, TV)

di Simone Fappanni 2000

Luigina Mazzocca, giovane pittrice che vive e lavora a Castelfranco Veneto (TV), si specializza nella difficile tecnica “a fresco”, ricevendo diverse importanti commissioni. In tutta la sua produzione, alquanto varia, si respira una dolcezza infinita commista a una insolita soavità, che coinvolge e appassiona profondamente. Piacevolmente attratta da una paesaggistica di raro sapore bucolico, l’artista sa però inserire soluzioni proprie, che tanto rendono originali e accattivanti le sue composizioni.
(Cremona)

di Michela Giacon 2009

Nell’esposizione “Ritratti sotto la stessa luce” l’artista e gallerista Luigina Mazzocca isola su un fondo bianco materico cinquanta ritratti eseguiti all’affresco, fondo dal quale spiccano con una tipologia di inquadratura e un’intensità di apparizione evocanti gli antichi volti, detti “fayyum”, della produzione ritrattistica su papiro del I-IV secolo d.C.
L’osservazione fondamentale che scaturisce dalla visione di quest’ampia sequenza pittorica ancora in progress, è che essa nasce da un poetico paradosso, si impernia sulla dissonanza tra significato e significante, ossia tra soggetto delle opere e mezzo rappresentativo utilizzato.

G8 The President – 2009

Mazzocca ci mostra infatti una galleria di icone del contemporaneo, celebrità della politica, della cultura e dello spettacolo – viventi e non -, da Roberto Saviano a papa Ratzinger, da Michael Jackson a Richard Gere e Sean Connery, da Obama a Julia Roberts, intervallati però, come l’artista stessa ci spiega, da ritratti di gente comune; tutti enunciati nell’unica bianca luce, in una sorta di democrazia visiva: personaggi famosi e potenti e persone qualunque. Un brano a frammenti tratto dalla nostra più recente storia; un fluire di volti che appartengono all’attualità, alla scena dell’oggi, che sia l’immagine del presidente degli Stati Uniti o del signore della porta accanto…ma realizzati con la tecnica antica, minuziosa, perseguente la mimesis, nel sapiente contrasto di chiaroscuri e lumeggiature, dell’affresco. La tecnica esecutiva fissa, congela per sempre, consegna a una dimensione atemporale e immarcescibile le icone dell’attuale che ci scorre accanto…narra il contemporaneo mediante le modalità di raffigurazione dell’antico. I campioni di umanità prelevati e trasposti in affresco dall’originaria riproduzione cartacea a stampa – ossia dalle fotografie su giornali e riviste -, e dalla mobilità dei video, di internet e dello schermo della televisione, ci guardano con identico sguardo, appartenendo ormai a un mondo altro.

I Tre pastori

Sottratti al flusso fugace del reale perché decontestualizzati e museizzati dal gesto lenticolare dell’artista – che li ha scelti e, tramite il medium pittorico, trasmutati di stato -, sono slittati da immagini effimere, di carta o digitali, a esemplari dell’umana specie fissati per sempre in un’apparenza immutabile. Ora, dunque, sospesi dal tempo e dalla storia, collocati nel limbo della permanenza, messi a fuoco in un abbagliante iperuranio dell’arte.
Apparenze che creano una galleria del ricordo, da contemplare con malinconia e insieme distacco, messaggere di un mondo che, pur ancora esistente, già non c’è più. Presenze rese assenti, simulacri del reale, direbbe Jean Baudrillard; sembianze umane omologate dall’asettica eternità di una stessa luce. Mute testimoni, infine, di un’immanenza.
E lo sguardo a noi rivolto è il medesimo sguardo di quei volti dipinti a encausto agli albori della storia della pittura, diciannove secoli fa.

di Raffaella Ferrari

Timidamente sono entrata nello studio di Luigina, immediatamente stupore, dolcezza, tranquillità, colore e candore mi hanno rapita. Mi sono addentrata nel suo “bosco incantato”, ho assaporato i suoi profumi di corteccia, i miei occhi, invasi dal colore, hanno iniziato a scrutare le finestre, dentro le finestre fuori dalle finestre, metaforicamente accarezzavo l’ anima di Luigina adagiata nella sua opera artistica così pura, delicata, ricca di significati nascosti, ricca di lei. Bianco, rosso, arancio, azzurro, violetto, verde, rosa, invadono le sue tele e ti invitano a guardare oltre l’apparenza, oltre a quello che rappresentano, superiamo così, in maniera emblematica, ciò che l’opera vuole dire, iniziamo ad avere un dialogo direttamente con l’animo dell’artista. Parlando con Luigina, invasa dal suo sorriso alla ricerca di una mia espressione d’approvazione, mi sono estraniata e ho sentito il mio corpo alleggerirsi, come un anima leggera ho iniziato ad accarezzare ogni piccola increspatura della tela, i miei occhi si illuminavano di fronte al bagliore dato dalle perline applicate al colore, fluttuavo di fronte alle increspature della corteccia e immediatamente una sensazione di benessere mi ha travolto, pace, finalmente pace… colore… bianco purezza. L’artista è riuscita nel suo intento. Attraverso la sua arte Luigina si spoglia di tutte le sue timidezze, si spoglia, si svela, e fa vedere quanto di più bello c’è dentro alla sua anima. In questo mondo così disordinato, cattivo, falso, sporco, bugiardo, talvolta riusciamo a estrarre qualche cosa di buono, ecco il messaggio di speranza di Luigina, gli occhi dei bambini finalmente potranno essere illuminati e catturati da espressioni positive di vita che palpita nell’arte.

di Raffaella Ferrari (2007)

Ray Charles (2006)

Se tutti potessero conservare la purezza dello sguardo di Luigina Mazzocca sicuramente il mondo dell’arte avrebbe molti più artisti da ricordare. I ritratti dei grandi del Rock della Mazzocca sono energici, vivi, ricchi di messaggi e vibrazioni in musica. Il pennello di Luigina sembra prendere il ritmo dalla musica emessa dagli strumenti dei suoi personaggi e dà loro quella carica vivificatrice e espressione del corpo come se il quadro fosse solo un attimo bloccato della storia che stanno raccontando i musicisti ritratti. Gli atteggiamenti corporei dei musicisti, le tensioni dei muscoli, l’espressione dei visi, le posture dei corpi sono perfettamente rappresentati dall’artista, ma trapela anche una particolare ammirazione della Mazzocca verso questi artisti ai quali ha voluto dare un’offerta attraverso la sua arte. Sicuramente i ritratti di Luigina hanno dato un trono nel mondo dell’arte a musicisti che hanno segnato una strada nella storia della musica pop come: Carlos Santana, Tina Turner, Jimi Hendrix, Ray Charles, Bob Dylan, e tanti altri.

di Raffaella Ferrari

L’espressività profonda data ai ritratti da Luigina Mazzocca è spiazzante. Se ci si ferma a guardare nel dettaglio ogni piega del tempo depositata sui visi delle sue donne, non c’è bisogno di conoscere la storia della persona ritratta, essa parla da sola. I risultati raggiunti dall’artista sono il frutto di un profondo lavoro interiore, una volta conosciuta se stessa Luigina, osservatrice e indagatrice dell’animo delle persone, capta l’essenza profonda di chi ritrae e lo deposita in maniera emblematica nelle sue tele. Il pennello, il colore, l’energia vitale che passa al contatto della mano con lo strumento, il movimento della mano spinto da un pulsare del cuore, gli occhi filtri fondamentali e sensibili ad ogni piega, espressione, elementi tutti basilari utili per una trascrizione diagrammata del moto dell’esistenza, ed è del moto dell’esistenza che l’artista si occupa.

di Raffaella Ferrari

L’opera di Luigina Mazzocca ha raggiunto degli esiti minimalisti di grande spessore, dati da simboli di luce e di colore con profondo significato spirituale. Attraverso i colori inseriti nelle tele, nei legni e nei bronzi, l’artista sembra dar voce alle sue urgenze interiori. Anche i bambini potranno essere illuminati e catturati da espressioni positive di vita che palpita nell’arte. Il primo sentimento che ci invade ammirando l’opera della Mazzocca è sicuramente di tranquillità. L’artista attraverso la sua arte ci vuole trasmettere calore e positivismo. Si percepisce il profumo di corteccia e la curiosità di finestre che si spalancano su supporti eterogenei. Grazie all’uso della tecnica a fresco Mazzocca crea delle interessanti basi su cui disporre i “suoi sette colori”, all’interno di finestrelle, appunto, o sotto fregi della tela. I sette colori ci rimandano alla filosofia ayurvedica dei sette chakra, o più comunemente ai colori dell’iride. Colori tenuti “puri”, ai quali viene aumentata la brillantezza naturale con perline di vetro (quasi sempre dello stesso colore dei pigmenti di base) per catturare e rifrangere più luce possibile. Lo scopo è quello di creare una sorta di sinfonia del piacere percettivo, poesia della sensazione visiva. La sintesi così raggiunta viene inserita, quasi incastonata, su superfici che sembrano MURI: tele con intonaci lisci o vissuti, magari anche con crepe e su LEGNI: lunghe cortecce o tronchi sezionati a rondelle. L’artista predilige supporti naturali, ma su qualsiasi materia lei vede questi spiragli di luce colorata! L’intento di Mazzocca è chiaro: in questo mondo così disordinato, cattivo, falso, sporco, bugiardo, talvolta riusciamo a estrarre qualche cosa di buono, ecco il messaggio di speranza di queste opere. La sua poetica artistica, infatti, sembra prometterci un piccolo, prezioso miracolo: catturare un po’ dello spirito positivo del mondo.

di Carlo Sala (1999)

Luigina Mazzocca inizia a dedicarsi fin da giovanissima all’arte. Diplomatasi presso l’Istituto d’arte di Nove rivolge la sua attenzione all’uso della ceramica per poi sperimentare anche la pittura ad olio, la scultura e la pittura a fresco. Dimostra subito di essere un’artista in continua ricerca, lontana dalle pure tendenze facili del mercato che ingabbia entro schemi fissi e commerciali. La sua maturità artistica con gli anni si completa, come si dice, “sul campo”. Infatti con il lavoro di restauratrice Luigina Mazzocca acquista una maggiore sensibilità ma soprattutto acquisisce nozioni e tecniche pittoriche. In sostanza diventano suoi quelli che ama definire “I segreti di bottega”. La sua maggiore espressione artistica s’estrinseca nell’affresco, una tecnica pittorica di origini antichissime che permette di realizzare una pittura su intonaco di calce umida con pigmenti a base di acqua. Questa tecnica veniva già usata nell’antico Egitto e nell’Asia Minore per poi perfezionarsi nella civiltà romana come decorazione delle ville della stessa Roma, Ercolano e Pompei in sostituzione del mosaico. Quest’arte, dopo un periodo di decadenza nel basso medioevo, ritorna al massimo uso nel periodo che va dal duecento al settecento. In Italia ne abbiamo innumerevoli e grandi esempi come i cicli di Giotto nella Basilica superiore di San Francesco di Assisi e la Cappella degli Scrovegni a Padova, i cicli di Beato Angelico al Convento di San Marco a Firenze. Come esempi nella pittura rinascimentale abbiamo le stanze Vaticane di Raffaello e la Cappella Sistina di Michelangelo. Nel periodo del manierismo assumerà un specifica funzione decorativa e scenografica. Nell’ottocento questa tecnica verrà invece quasi dimenticata per essere riscoperta nel nostro secolo da alcuni “coraggiosi” artisti che la riprenderanno con tecniche aggiornate: Luigina Mazzocca è proprio una di questi.

Copie d’autore – Giotto, affresco su tela applicato a muro, cm 90 ca, anno 2000

L’essere freschista, infatti, presuppone una grande padronanza della materia, una ottima manualità e una sicurezza dell’opera che si va a compiere. Non ci possono essere ripensamenti. Il materiale va lavorato con velocità e maestria, altrimenti è tutto inutile. I suoi soggetti tipici sono di certo quelli religiosi che si ispirano alle opere rinascimentali risentendo dell’influsso dovuto al lungo contatto con opere antiche durante i vari restauri che ha eseguito. E’ bene però specificare. L’influenza che avvolge la sua pittura non la porta a “copiare” i grandi maestri, ma anzi a rielaborare con una sua poetica i temi classici del passato cimentandosi in una continua ricerca che la porta avanti, sempre verso nuovi risultati. Nelle sue opere di questo filone traspare una grande fede, un credere nella provvidenza, nella forza divina. Sembra di sentire il Manzoni: “credi nella provvidenza che ti aiuterà in ogni istante della tua vita”. Se si vuole fare un ulteriore commento sui suoi quadri di ispirazione classica, la sua pittura non è strettamente religiosa, bensì “popolare”. Nelle sue opere non vengono raffigurati grandi regge imperiali o splendenti palazzi barocchi, ma luoghi della vita quotidiana, di tutti i giorni e nelle sue figure seppur di grandi santi e profeti si possono riconoscere i volti di persone semplici, spesso le stesse che posano per i suoi dipinti. Luigina Mazzocca è però impegnata in diversi filoni artistici: i già citati freschi di carattere religioso-popolare, i quadri raffiguranti decorazioni, i nudi e i ritratti di ottima fattura realizzati sempre con lo stesso materiale nonché i vetri dipinti in vetrocamera. Anche questi ultimi dimostrano una confidenza dell’artista verso molteplici forme di fare arte. Recandosi nel suo studio, dove nascono le sue opere, Luigina spiega volentieri le varie tecniche, facendo percepire in lei tanta passione, tanto amore, tanta positività. Ed è proprio quello che, a chi li guarda, esprimono e trasmettono i suoi lavori. In questi anni Luigina ha ricevuto molti incarichi professionali proprio per la sua versatilità artistica. Le sue opere, quadri o affreschi murali, si trovano in chiese e capitelli, in luoghi pubblici, in case e collezioni private ed hanno ottenuto molti apprezzamenti. Certamente la incontreremo ancora tra gli artisti emergenti e di talento.

Su di lei hanno scritto:

Vittorio Caracuta, Carolina Lio, Raffaella Ferrari, Beppe Castellano, Ugo Gazzola, Alessandra de Barbieri, Monica Pirone, Paolo Rizzi,

Lieta Zanatta, Michela Giacon, Simone Fappanni, Maria Campitelli, Michele Bordin, Erica Dal fiume, Carlo Sala

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Mazzocca&Pony
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